Comunicato #784:
Gli Ingegneri della provincia di Matera contro la demolizione nel Borgo La Martella 

La recente distruzione
di un volume che Ludovico Quaroni immaginò negli anni ‘50 per il cinema
all’aperto non è coerente con i principi culturali di conservazione e
valorizzazione delle nostre risorse.

Anche l’Ordine degli Ingegneri
della provincia di Matera si unisce al coro dei vari soggetti, professionali,
privati, culturali e associativi, che hanno espresso in questi giorni il vivo
disappunto per la demolizione di un volume nell’area – nel Borgo La Martella,
frazione di Matera – in cui un lungimirante Ludovico Quaroni, quasi
settant’anni fa e sposando appieno la visione utopistica di un illuminato
Adriano Olivetti, immaginò un cinema all’aperto.

“Non intendiamo ripetere le ragioni storiche, architettoniche,
socio-antropologiche e urbanistiche già rassegnate con contezza in questi
giorni.” – dichiara Giuseppe Sicolo, presidente degli Ingegneri – “Ci sentiamo
di esprimere, a nome di tutti i nostri iscritti, un vero disagio nei confronti
di una decisione affrettata, iniqua, e di direzione decisamente opposta
rispetto ai modelli culturali a cui gli amministratori pubblici e gli stessi
cittadini dovrebbero ispirarsi, operando in una città i cui valori sono ormai
noti a tutti, universalmente. Essi dovrebbero sempre avere ben chiaro in mente
che qualsiasi risorsa del nostro patrimonio appartiene all’umanità, e pertanto
tutte le trasformazioni – figuriamoci le demolizioni! – andrebbero ponderate
oculatamente e condivise con il tessuto socio-culturale e professionale,
perseguendo l’obiettivo condiviso di conservazione e valorizzazione”.

“È noto a tutti” – conclude Sicolo – “che il grande disegno urbanistico che
vide la luce in occasione della Legge 17 maggio 1952, n. 619 – che stabilì il
risanamento dei Rioni Sassi e la costruzione dei nuovi rioni cittadini – è da
sempre oggetto di studio e apprezzamento in tutto il mondo. Non è un caso che
il “turismo urbanistico e architettonico” nella città dei Sassi, seppur di
nicchia, costituisca un vanto per tutta la nostra collettività, che nel
progetto sociale degli anni ’50 si identifica con fierezza. Per favore, lo
chiediamo con fermezza, chi non comprende appieno l’unicità di questo immenso
capitale della nostra storia, si astenga dall’operare interventi sommari, e per
di più con danni, temiamo, irrecuperabili”.